Cosa fare da grande

Cosa fare da grande? Un giovane su due non ne ha idea!

Questo approfondimento nasce da una riflessione che ho effettuato dopo aver letto un articolo sul Sole 24 Ore, in base a una indagine condotta dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). Secondo l’articolo in questione un giovane su due non ha idea su cosa fare da grande.

Per “giovani” in questa ricerca si intendono persone tra i 15 e i 28 anni di età e che quindi sarebbero prossimi ad un inserimento nel mercato del lavoro dopo gli studi scolastici ed universitari.

L’articolo pone l’accento sulla mancanza di un sostegno orientativo distribuito durante tutto l’arco della vita, in quanto il 38% degli intervistati dichiara di non averne mai fruito.

Personalmente mi occupo di orientamento ai giovani da quando ho iniziato a seguire percorsi di orientamento all’interno della politica attiva del lavoro “Garanzia Giovani” ed ho iniziato ad erogare seminari di orientamento nelle scuole nell’ambito dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), prima di allora mi ero sempre occupata solo di adulti.

Sicuramente la fascia di età analizzata è molto più sensibile rispetto a quella degli adulti, per svariati motivi:

  • Provenienza da un percorso meramente formativo, non sempre corrispondente agli interessi reali della persona;
  • Poche, sporadiche e poco gratificanti esperienze di lavoro;
  • Molto spesso anche altri interessi extracurriculari (sport, volontariato) sono stati messi in secondo piano pur di completare gli studi;
  • Ci si può ritrovare ad effettuare scelte inerenti la scuola e l’università sulla base di indicazioni di altre persone e non delle proprie effettive inclinazioni,
  • Ci si ritrova bombardati da informazioni inerenti al mondo del lavoro alle volte poco realistiche ed eccessivamente discordanti.

Inoltre, la visione del lavoro oggi non è più legata a mero strumento di guadagno, ma viene messa al centro la qualità di vita. Personalmente condivido e abbraccio tale visione, che cerco di portare anche nelle mie consulenze individuali, ma quello su cui intendo insistere è che l’impegno è fondamentale e sta alla base di qualsiasi obiettivo, anche professionale.

Quale soluzione quindi per questa difficoltà e comprendere cosa fare da grande?

Personalmente riesco a trovarne un paio, ma sicuramente ce ne sono delle altre…

  • la prima riguarda un focus sull’utilizzo di strumenti orientativi a 360°: non solamente percorsi individuali, ma anche maggiori informazioni generali, la possibilità di prendere parte a momenti di formazione sulle capacità sociali, job club, percorsi di coaching e mentoring, tutorati e percorsi di accompagnamento al lavoro o all’avvio di attività imprenditoriali. Il problema di questa soluzione è chi debba farsene carico…è impensabile che il singolo (e quindi la famiglia di riferimento, vista la fascia di età di cui si parla) abbia a disposizione un budget per usufruire di più di tali servizi privatamente, quindi bisognerebbe integrare iniziative erogate da professionisti a quelle erogate a carico delle strutture pubbliche;
  • la seconda riguarda invece l’esplorazione individuale: come dico ormai da un paio danni ai ragazzi e alle ragazze che incontro direttamente, gli obiettivi professionali sono una continua scoperta e solamente con l’esperienza diretta possiamo comprendere quelli che ci rispecchiano maggiormente.

Come mai un giovane su due non sa cosa fare da grande? Sono sempre curiosa di ricevere ulteriori riscontri e riflessioni

Puoi rispondere all’interrogativo scrivendomi una mail o tramite la pagina dei Contatti.

 

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